L'esule bambino

02/02/2001
Un autore, un popolo

Oreste Paliotti

Il mondo serio e incantato di Yusuf Yeshilöz, nuova "stella" della letteratura curda.

Gli estimatori di Yashar Kemal, il "patriarca" della letteratura turca, non possono che rallegrarsi di scoprire accanto a questo scrittore di origine curda, considerato tra i massimi autori contemporanei a livello mondiale, un suo degno emulo delle giovani leve, lui pure curdo dell'Anatolia, lui pure strenuo difensore dell'identità del suo popolo (e per questo ora esule in Svizzera): è Yusuf Yeshilöz, il cui talento narrativo si può apprezzare leggendo Verso il tramonto e Erba selvatica, entrambi pubblicati da Tranchida, la stessa editrice che ha fatto conoscere in Italia Kemal.
Il primo narra le vicissitudini di Haso e Fate, due sposi perseguitati dai soldati turchi per aver dato ospitalità a dei ribelli curdi. La vicenda si snoda in un'altalena tra serenità e angoscia, sottolineata con efficacia dai vari registri della scrittura, di una chiarezza quasi biblica, specie quando è in primo piano la vita semplice dei pastori.
Nel secondo prende forma, nei ricordi dell'autore ragazzo, il villaggio natale con la sua ricca umanità ma già con i segni del passaggio ad una nuova fase della vita e dei tempi.

A cosa si deve il fascino di questi due romanzi corali, ai quali tra breve se ne aggiungerà un terzo dal titolo Un acero alto alto? Ad un mondo arcaico contadino rievocato con la nostalgia dell'esule e con gli accenti poetici di un cantastorie, figlio di una terra le cui ricchezze culturali sono state tramandate da sempre oralmente col veicolo della fiaba.

E con tutto ciò un mondo tutt'altro che idilliaco, anche per la difficoltà di salvaguardarlo dall'omologazione imposta dal governo e dai ritmi innaturali dell'età moderna.
Nato nel 1964 in un villaggio dell'Anatolia centrale dove ha trascorso l'infanzia, lo sradicato Yeshiloz porta nella nuova patria che lo ha accolto la memoria e la bellezza, la ferita e l'amaro della sua d'origine. Ma con lo sguardo incantato e allo stesso tempo serio di un bambino che per necessità si assume il compito grave ed esaltante, un tempo prerogativa degli anziani, di custodire l'identità di tutto un popolo.

L'addio al villaggio
Era una notte senza nubi. Il cielo era pieno di stelle che si accalcavano fitte una sull'altra; furono loro le uniche testimoni di come Fate e i suoi bambini sfuggirono alla crudeltà del maresciallo Fuat. Azad si addormentò sulle spalle della madre, Esin camminò per mano con lei. Hamo portava il bagaglio. Oltre a un paio di vestiti, alcuni pezzi preferiti del suo corredo e alla fotografia di Haso, Fate non aveva preso altro. L'oste si era raccomandato di portare poche cose.
Fate avrebbe voluto salutare le sue amiche e le vicine con cui era cresciuta, aveva munto le pecore, tessusto il corredo e chiacchierato a lungo giorno dopo giorno. Ma la sua partenza doveva rimanere un segreto. Se il comandante avesse saputo che voleva andarsene... Le montagne e i pascoli, però, Fate poteva salutarli.

(Da Verso il tramonto, Tranchida Ed., libro dell'anno 1998 dell'Associazione Librai svizzeri).


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